In questi giorni, vista la ricorrenza dei 500 anni dalla morte di Raffaello abbiamo sicuramente tutti visto, letto, ammirato le opere di questo eccellentissimo artista.

A me interessa più la vicenda umana di Raffaello

Raffaello è bello

Giorgio Vasari ci descrive Raffaello come colui che unisce in una sola persona moltissime grazie e rari doni, tale da essere “non meno eccellente, che grazioso”.

Essere “grazioso” significava molte cose. Voleva dire bellezza fisica (“ornamento bellissimo” lo chiama Vasari) ma anche “affabilità”, anche quel suo “mostrarsi dolce e piacevole con ogni sorte di persone et in qualunche maniera di cose“.

Insomma era bello, gentile e ci sapeva fare con le persone.

R affaello è un grande amatore delle donne e della vita

Vasari ci dice che Raffaello “è persona molto amorosa et affezzionata alle donne, e di continuo presto ai servigi loro”

I ritratti delle sue donne sono infatti sensualissimi. La “velata” della Galleria Palatina, è una bellissima giovane donna che ci guarda maliziosa. Sostiene con una mano il corpetto semiaperto: è una donna vera, che ama e sa farsi amare.

Forse è proprio l’amore per le donne la causa della sua morte. Ufficialmente Raffaello muore per una forte febbre. Vasari dice però (e la sua fonte è Giulio Romano, carissimo amico di Raffaello) che il grande pittore “continuò fuor di modo i piaceri amorosi, onde avvenne ch’una volta fra l’altre disordinò più del solito” e , quella volta, morì.

Morì per aver troppo amato, non così male…

R affaello è fortunato e intelligente

Raffaello è fortunato perché suo padre Giovanni è un pittore e la sua è la più fiorente bottega di Urbino. I Duchi Montefeltro sono i suoi committenti.

Il giovane Raffaello cresce dunque in una corte raffinata.

Il giovani pittore, a solo 21 anni, viene a Firenze e si reca dall’uomo più importante della città, Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica perché ha con sè una lettera di presentazione (una raccomandazione) di Giovanna Feltria, la sorella del duca di Urbino e moglie del duca di Senigallia.

Però Raffaello è soprattutto intelligente perché sceglie di venire a Firenze nel 1504. Cioè quando il David di Michelangelo arriva in Piazza della Signoria, quando Leonardo sta lavorando alla Gioconda e quando Michelangelo e Leonardo si stanno sfidando in Palazzo Vecchio per realizzare la battaglia di Cascina ed Anghiari (“la scuola del mondo” la definirà il Cellini).

Raffaello Scuola di Atene

L’intelligenza di Raffaello è anche quella di capire che nel 1508 deve andare a Roma, dove, sotto l’impulso di Papa Giulio II la città si sta trasformando. Questa volta a raccomandarlo è il Duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, che, guarda caso, è parente di Papa Giulio (al secolo Giuliano della Rovere).

Al suo arrivo a Roma, lo accoglie e protegge l’architetto generalissimo del Papa: il Bramante, anche lui di Urbino!

Non ha competitors a Roma!

Ma soprattutto Raffaello è l’uomo gusto al momento giusto. Fondamentalmente, a partire dal 1514 non ha rivali in città: Bramante è morto, Leonardo è autorecluso a “studiare in Vaticano” mentre Michelangelo è alle prese con il progetto che gli toglie il sonno: l’immensa tomba di Giulio II.

Raffaello è un manager di successo

Le commissioni di nuove opere arrivano di continuo e lui, da solo, non riesce e a soddisfarle tutte.

L’idea di Raffaello è quello di trasformare la sua bottega. Non vuole garzoni ma vuole collaboratori. Vuole organizzare il lavoro in modo nuovo, puntando sul capitale umano.

Raffaello vuole far crescere le persone che sono a bottega con lui e vuole che una volta “formate” restino con lui.

Raffaello Galatea

C rea così un gruppo di lavoro molto creativo, un team capace di risolvere con le rispettive specializzazioni quei problemi che emergono durante un lavoro. La collaborazione è talmente buona che i diversi artisti si integrano al punto da rendere difficile negli anni successivi la corretta attribuzione di singole opere.

Raffaello tiene per sè lo studio, la progettazione, il disegno preparatorio ma la realizzazione viene sempre più lasciata ai suoi collaboratori!

Lui, in modo assolutamente nuovo, pensa alle opere e poi le firma, forse e dico forse solo aggiungendo qualche ritocco qua e là.

Pensate infatti alle tante opere che abbiamo di Raffaello, troppe per essere davvero tutte, completamente sue, data la brevità della sua vita!

Raffaello muore infatti a soli 37 anni, di Venerdì Santo, lo stesso giorno in cui è nato il 6 aprile. 500 anni fa.

 

Raffaello: l’artista e il manager